STORIA

LA MIA VALLE,……

In origine la pianura padana era occupata dal mare, nel corso dei millenni i detriti portati dai fiumi la ricoprirono e scomparve il golfo di acque salate nel quale si depositarono grandi quantità di sabbia ed argilla lasciando un unico corso d'acqua;  questo processo continua tuttora nel delta del Po.

Circa 4000 anni fa il letto del fiume PO percorreva, dalla attuale stazione FS di Cividale, la via Storta, la zona di Montirone ed attraverso i poderi della Pitoccheria e della Povertà raggiungeva San Martino Spino.    Era chiamato  "PO morto" e le tracce dell'antico percorso, largo 200-300 metri sono ben visibili su recenti foto aeree.

                                              

 

I sedimenti alzarono il livello della pianura fino a renderla asciutta ed abitabile, rimasero comunque zone paludose ed idrogeologicamente instabili visto che i deflussi di acqua erano privi di argini e quindi causa di frequenti e violente inondazioni.

I detriti trasportati dai fiumi ed i loro straripamenti portarono alla formazione del dosso di Montirone (  spianato nella prima metà del 1800 per volere dei marchesi Menafoglio di S. martino Spino ) e del dosso dei Barchessoni.

Sopra questi dossi si insediarono i primi abitanti che costruirono le loro capanne su palafitte e vivevano di caccia e pesca: era la civiltà dei terramare.

Un altro dosso importante è il "dosso di Gavello" tuttora visibile a fianco della via Valli.

Su questo dosso fu costruita dai Longobardi una strada che collegava Reggio Emilia al mare  importante per l'approvvigionamento del sale proveniente dall'Adriatico  ( una via Salaria emiliana!).

  Per parecchio tempo, è stato ritenuto  che le valli mirandolesi fossero rimaste, fino al medioevo, una zona inabitata;  un luogo disegnato sulle carte come un immensa e malsana  palude, desolata ed abitata da bestie feroci.

Era considerato un vasto acquitrino, inospitale, privo di insediamenti che occupava uno spazio tra il ferrarese, il mantovano, il veronese ed il modenese, come appunto dimostrano mappe del 1700.

 

                           

 

       Nella realtà, peraltro suffragata anche da testimonianze precise e recenti, l'area delle valli è sempre stata abitata prima dai Terramaricoli poi nel corso dei secoli dagli Etruschi, dai Romani, dai Longobardi, dai Franchi, posseduta dal potente monastero di Nonantola, poi i Canossa e i figli di Manfredo da cui discenderanno i PICO.

 La zona era contesa per la sua posizione strategica in quanto luogo di confine e per il valore economico; basta ricordare come sono più volte menzionate le peschiere allora esistenti.

La parole Valle è sempre stata pronunciata evocando l’immagine di un luogo solitario e desolato lontano dai centri abitati.

  La mancanza di punti di riferimento in questa area è anche sottolineata da detti popolari come l’invito a recarsi nella valle con “pane e gabbana” ( con viveri ed il mantello!)  ed il detto “abitare nella valle o  nei legni” evidenzia la differenza tra il piatto paesaggio della valle e quello delle terre ricche di piantate di alberi a sostegno vivo  delle viti.

 Il suo “paesaggio” è comunque mutato nel tempo in seguito agli insediamenti umani, alle bonifiche ed allo sfruttamento produttivo. 

Lo testimoniano le varie carte sottoriportate dove si possono rilevare i cambiamenti realizzati fino ai giorni nostri.

 

 

 

 

 

 

 

 


CARTA ALTIMETRICA DI MIRANDOLA E VALLI